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Normative nautica da diporto

   
   
 

Author Alessio Floris


About:
Vendere o comprare barche d'occasione è come andare per mare: tutto deve essere chiaro e ben visibile. Più di venticinque anni di esperienza nel settore della vendita imbarcazioni mi hanno confermato che solo la trasparenza può garantire la felice conclusione di una compravendita.
  Alessio FlorisMi occupo di vendita imbarcazioni con passione e chiarezza, una chiacchierata e un parere possono essere d'aiuto subito e allo stesso tempo mettere le basi di una futura collaborazione. Mi sono occupato in questi anni di tutti gli aspetti della vendita imbarcazioni raggiungendo un conoscenza completa del settore, sia si tratti di imbarcazioni a vela che di imbarcazioni a motore.
  Un consiglio: prova la vita di bordo prima di comprare una barca puoi  se vuoi noleggiarla insieme alla tua famiglia o ai tuoi amici.
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Dotazioni di sicurezza

Premessa


Nel panorama normativo inerente la sicurezza della navigazione da diporto, spiccano due articoli sui quali s'imperniano nuovi concetti in questo campo. Il primo, l'art. 6 del Regolamento recante norme di sicurezza per la navigazione da diporto (D.M. n. 478 del 5 ottobre 1999), ha stabilito che le dotazioni di sicurezza e di mezzi di salvataggio devono essere commisurate alla "distanza dalla costa ove la navigazione è effettivamente svolta", a prescindere, quindi, dalla classificazione e dall'abilitazione dell'unità.

Il secondo, l'art. 1 dello stesso Regolamento, sancisce la responsabilità del conduttore di dotare l'unità di ulteriori mezzi e attrezzature di sicurezza (e marinaresche), rispetto a quelle prescritte dalla legge, in relazione alle condizioni meteo-marine e alla distanza da porti sicuri.
In sintesi le norme in materia di sicurezza nel diporto nautico individuano nel conduttore il responsabile della scelta di dotare l'unità di tutti quei mezzi di salvataggio e attrezzature di sicurezza ulteriori, da aggiungere a quelle, minime, previste dalla normativa, in base all'effettiva navigazione da svolgere, quindi tenendo conto di molteplici fattori quali: distanza dalla costa, distanza da porti sicuri, situazione e previsioni meteo, capacità dell'equipaggio, condizioni della barca ecc.

Nella tabella sono riportate le dotazioni minime che le imbarcazioni e i natanti da diporto devono avere a bordo, in funzione della distanza dalla costa. Per quanto riguarda le dotazioni di sicurezza degli acquascooter, si deve fare riferimento alle ordinanze locali, in relazione alla navigazione svolta, e comunque i conduttori e i trasportati devono indossare sempre una cintura di salvataggio.


Apparati di ricetrasmissione


Obbligatorietà


L'obbligo di dotarsi di apparati ricetrasmittenti è così stabilito:

  • navi da diporto: un impianto fisso in radiotelefonia ad onde ettometriche (HF/SSB);

  • natanti e imbarcazioni da diporto, per navigazioni oltre le 6 miglia: almeno un apparato, installato o portatile, ad onde metriche (VHF).

Secondo la nuova normativa gli apparati ricetrasmittenti installati a bordo non devono essere sottoposti a collaudo e ispezione, qualora corredati di dichiarazione di conformità alla Direttiva 1999/05/CE, recepita con Decreto Legislativo 269/2001, rilasciata dal costruttore. I vecchi apparati di tipo omologato esistenti a bordo, muniti di regolare licenza, possono continuare a essere utilizzati senza problemi.

Gli apparati sprovvisti di certificazione di conformità sono soggetti al collaudo, per il quale deve essere avanzata richiesta.

Qualora un natante od un'imbarcazione da diporto, che navigano entro le sei miglia, abbiano un sistema VHF installato, tale apparato deve essere aderente alla normativa prevista per le istallazioni obbligatorie.


Licenza d'esercizio e Certificato Rtf


Tutti gli apparati VHF devono essere muniti di "licenza d'esercizio Rtf". Coloro che impiegano gli apparati VHF devono essere in possesso del "Certificato Limitato di radiotelefonista".

Per le modalità d'ottenimento dei due documenti si rimanda al Capitolo Documenti.

Nella tabella sono riportati i 53 canali VHF utilizzabili per la nautica da diporto e le loro utilizzazioni.


Traffico di corrispondenza pubblica


Gli apparati ricetrasmittenti delle unità da diporto che effettuano il traffico di corrispondenza pubblica sono soggetti all'obbligo d'affidamento della gestione ad una società concessionaria e di corresponsione del relativo canone.

La licenza d'esercizio rilasciata per il traffico di corrispondenza, ha validità anche per l'impiego dell'apparato ai fini della sicurezza della navigazione.


Nuovo Codice delle Comunicazioni


Con Decreto Legislativo 1 agosto 2003, n. 259 ha visto la luce il nuovo Codice delle Comunicazioni che riporta alcuni articoli (in particolare al Capo V. Servizio Radioelettrico per le navi da diporto, gli artt. dal 193 al 197) che riguardano anche la nautica da diporto.
Importante, utile da ricordare, l'art. 172 "Norme e divieti relativi ad emissioni radioelettriche in acque territoriali", stilato per essere da deterrente verso una certa pletora di naviganti da strapazzo e/o maleducati; quest'articolo vieta di parlare sulle frequenze del servizio mobile marittimo, a meno dei casi d'emergenza, indicati nell'articolo, e l'Autorità marittima, in caso d'inadempienza, può rendere inutilizzabile l'apparato radio.


Zattere di salvataggio


Il 12 agosto del 2002, è stato emanato il "Regolamento recante caratteristiche tecniche e requisiti delle zattere di salvataggio da utilizzare esclusivamente sulle unità da diporto" (Decreto Ministeriale n. 219).


Caratteristiche


Il citato Regolamento definisce le caratteristiche costruttive sia del mezzo sia degli accessori, oltre a dare esatte indicazioni delle dotazioni d'emergenza.

Le nuove zattere di salvataggio per le unità da diporto devono essere conformi al prototipo approvato dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti). È inoltre autorizzato l'uso di zattere gonfiabili approvate da uno Stato membro dell'Unione Europea o che aderisce all'Accordo sullo Spazio Economico Europeo, qualora la costruzione di tali mezzi di salvataggio sia rispondente a norme o regole approvate da tali Stati e che garantiscano un livello di protezione per la salvaguardia della vita umana in mare equivalente a quello indicato nel Decreto italiano.

L'art. 6, particolarmente significativo, riguarda le istruzioni e i documenti concernenti la zattera di salvataggio che i fabbricanti devono fornire a corredo del mezzo. Si tratta delle Istruzioni per la messa a mare e l'impiego della zattera, scritte su carta resistente all'acqua e da esporre all'esterno, del Manuale del Proprietario, della Carta d'Identificazione della zattera e del Libretto d'uso della zattera (da mettere all'interno), quest'ultimo redatto su supporto resistente all'uso.

È prevista la marcatura e con questa dovrà essere scritto anche il nome od il numero identificativo dell'unità; non sarà quindi più possibile spostare la zattera da un'unità all'altra.


Revisioni


Il mezzo di salvataggio deve essere sottoposto a revisioni periodiche. In particolare, per quanto riguarda la parte pneumatica, gli accessori, le dotazioni, la bombola di gonfiaggio, le relative valvole e la testa operativa, la revisione ha cadenza biennale.

Almeno ogni cinque anni deve essere effettuata la prova idraulica delle bombole. E' prevista inoltre, una visita speciale ogni sei anni dal primo confezionamento ovvero quando si dovesse costatare un'usura anomala della zattera o dei suoi accessori.

Le norme transitorie del passaggio dalla vecchia normativa di riferimento (Decreto della Marina Mercantile del 2 Dicembre 1977) a quella nuova prevedono che le zattere, conformi alla precedente normativa (*) e già installate a bordo, devono essere sottoposte alla visita speciale in occasione della prima revisione dopo il 31/12/2002, comunque non oltre il 17 Ottobre 2004.

(*) La produzione delle zattere in accordo al precedente Decreto del 1977 è terminata il 17 gennaio 2003 e la loro installazione doveva avvenire entro il 17 ottobre dello stesso anno.


Cinture di salvataggio


Le cinture di salvataggio, da avere a bordo come dotazione di sicurezza, devono essere conformi ai modelli previsti nel Decreto del 10 maggio 1996 a firma del Direttore della Divisione Sicurezza della Navigazione.

Tali cinture, provviste di strisce retroriflettenti, possono essere del tipo " a giubbotto" od "a stola" e adatte alla taglia dell'utilizzatore.

Eventuali modelli gonfiabili devono avere i sistemi di gonfiamento né manuali né a fiato.


Salvagenti anulari e salvagenti a ferro di cavallo


La normativa equipara i due salvagenti, che sono definiti "mezzi di salvataggio a galleggiabilità con materiali a galleggiabilità intrinseca" e dotati di:

  • sagola d'appiglio fissata in quattro punti (quello anulare deve avere un dispositivo d'aggancio manuale);

  • strisce retroriflettenti;

  • luce ad accensione automatica.

La luce deve essere continua a giro d'orizzonte oppure a lampi intermittenti e deve essere in grado di durare per almeno due ore dall'accensione.


Apparecchi galleggianti


Un apparecchio galleggiante è, secondo il Regolamento che tratta questi mezzi collettivi di salvataggio (Decreto Ministeriale 29 settembre 1999, n. 412), un "mezzo galleggiante (che non sia imbarcazione di salvataggio, zattera di salvataggio, salvagente anulare o cintura di salvataggio), destinato a sostenere un numero determinato di persone che si trovano nell'acqua e di costruzione tale da conservare la sua forma e le sue caratteristiche".
Le caratteristich principali degli apparecchi galleggianti gonfiabili, da usarsi come mezzi di salvataggio collettivi esclusivamente sulle unità da diporto, sono:

  • essere contenuto in una valigia o custodia in modo da poter resistere alle condizioni d'usura;

  • essere utilizzabile e stabile, qualunque sia la faccia con cui galleggia;

  • avere un dispositivo di galleggiabilità costituito da camere d'aria sovrapposte in numero pari, gonfiabili per insufflazione di gas o aria in pressione, (non sono ammessi sistemi di gonfiamento manuali e/od orali);

  • poter essere gonfiato con due bombole di gas compresso, da attivare simultaneamente con un'unica manovra di strappo con l'apparecchio galleggiante nella propria custodia.

Anche questo mezzo di salvataggio deve essere marcato con i seguenti dati (leggibili e indelebili):

  • nome del fabbricante e dell'eventuale importatore;

  • nome o sigla del modello;

  • numero delle persone che è autorizzato a portare;

  • istruzioni d'impiego anche in lingua italiana;

  • estremi dell'atto d'approvazione del prototipo con dichiarazione di conformità al medesimo;

  • mese e anno della carica delle bombole di gonfiaggio.

Gli apparecchi galleggianti gonfiabili devono essere sottoposti a controllo ogni quattro anni. Il controllo è effettuato da parte del fabbricante o da ditta dallo stesso autorizzata, che al termine conferma la certificazione con apposita targhetta adesiva fustellata, da incollare sull'apparecchio e sulla sua custodia.


Segnali di soccorso di tipo pirico


Il Decreto Ministeriale 29 settembre 1999 n. 387, riporta il "Regolamento recante norme per l'individuazione delle caratteristiche tecniche, i requisiti e la durata di validità dei segnali da soccorso, da utilizzare esclusivamente sulle unità da diporto" relativamente ai seguenti segnali:

  • razzi a paracadute;

  • fuochi a mano (luce rossa);

  • segnali fumogeni galleggianti.

Per ciascuno di questi segnali sono riportate le caratteristiche di progetto, conservazione e innesco. In particolare, sull'involucro contenitore devono essere riportate in modo indelebile e leggibile, oltre alle istruzioni scritte (anche in lingua italiana) o figure che illustrano chiaramente l'uso del segnale, i seguenti dati:

  • nome e sede del fabbricante e dell'eventuale importatore;

  • nome o sigla del modello;

  • data di fabbricazione;

  • estremi dell'atto d'approvazione del prototipo con dichiarazione di conformità al medesimo.

I citati segnali scadono dopo quattro anni dalla data di fabbricazione.

 

                         

   
   
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