L'Ammutinamento
del Bounty avvenuto nel XVII secolo è il più famoso ammutinamento
nella storia della marina britannica. Dalla sua storia sono stati
tratti diversi film.
La missione
Nel 1789 il presidente della Royal Society di Londra, Joseph Banks,
organizzò una spedizione, verso l’isola di Tahiti nel Pacifico del
Sud, scoperta nel 1767 da Samuel Wallis, per trasportare alcune
specie dell’albero del pane e portarle nelle piantagioni dei Caraibi,
dove acclimatarle e usarle per fornire abbondante cibo a basso
prezzo per gli schiavi che lavoravano nelle piantagioni.
Il viaggio dovrà essere eseguito dalla HMAV Bounty, opportunamente
adattata al trasporto di piante, al comando del Commander (tenente
di vascello) William Blight.
Tre
botanici saranno imbarcati per curare le piante. William Bligh viene
scelto poiché è già stato due volte a Otaheite, come allora era
chiamata l'isola di Tahiti, essendo stato imbarcato come ufficiale
alle manovre (sailing master) nelle spedizioni di James Cook.
L'ammutinamento
La nave fa vela da Spithead il 23 dicembre 1787 Dopo un lungo e
difficile viaggio Tahiti viene raggiunta e grazie agli ottimi
rapporti di Bligh con il re e la regina di Otaheite la nave si
riempie di centinaia di piante. Il già piccolo vascello ne è
completamente invaso. Inoltre i contatti dei marinai e alcuni
ufficiali con la popolazione si fanno sempre più stretti; la libertà
sessuale delle donne di Tahiti sconvolge gli uomini.
Durante il viaggio di ritorno, il 28 aprile 1789 sulla rotta delle
isole Canarie parte dell'equipaggio, con alcuni ufficiali, tra cui
spiccano il primo ufficiale Fletcher Christian e il guardiamarina
Peter Heywood, stufi della vita di bordo e col pensiero ancora alle
fanciulle polinesiane, si ammutina al comando di Christian. Fletcher
e i suoi uomini, una volta preso il comando della nave,
abbandonarono il capitano Blight assieme ai 18 membri
dell’equipaggio rimastigli fedeli in una lancia (un'imbarcazione non
pontata, lunga 7 metri, larga 2) e fecero vela per Tahiti al grido
di Huzzah for Otaheite "Urrà per Tahiti". Altri 4 uomini che non
volevano ammutinarsi furono trattenuti a forza per la loro utilità e
furono poi lasciati liberi a Tahiti.
William Bligh e altri 18 uomini dell’equipaggio furono lasciati in
mare nella lancia, con pochi giorni di razioni, 4 coltellacci, una
bussola e un orologio da tasca, niente carte né sestante. Con queste
ridottissime risorse Bligh riuscì incredibilmente a raggiungere la
colonia olandese di Timor, coprendo cioè 3.618 miglia nautiche
(6.700 km) in imbarcazione aperta in 47 giorni, un record ancora
imbattuto. Durante il tragitto, solo un uomo fu ucciso durante uno
sbarco per procurarsi del cibo, ad opera dei selvaggi, dopodiché
Bligh decise di non approdare più fino ad un porto civilizzato.
Ironicamente molti uomini morirono una volta sbarcati a causa delle
febbri tropicali.
Bligh raggiunse l'Inghilterra dove venne aperta un‘inchiesta
sull’accaduto e continuò la sua fortunata carriera navale,
ostacolata solo dal suo temperamento poco tollerante.
Fato degli ammutinati
Gli ammutinati invece, in un primo tempo ritornarono a Tahiti
dove presero viveri e donne a sufficienza, fecero poi rotta verso
un’isola scoperta da pochissimo Pitcairn e le cui coordinate
risultavano errate sulle carte di navigazione. Dopo aver dato alle
fiamme il Bounty per impedire che potesse essere avvistato dalla
marina britannica, gli ammutinati misero su una nuova comunità.
Con
il passare degli anni però sembra che i rapporti tra gli inglesi e i
polinesiani, questi ultimi trattati come schiavi, cominciarono a
logorarsi. Infatti nel 1794 vi fu una ribellione dei polinesiani,
nei confronti degli inglesi, stanchi di essere trattati come
schiavi. Durante la rivolta trovarono la morte la maggior parte
dell’equipaggio tra i quali lo stesso Fletcher. La rottura ci fu
quando quasi tutti gli inglesi furono trucidati nella prima “guerra
civile” dell’isola. Tra i pochi inglesi rimasti in vita John Adam,
con lungimiranza riuscì a rappacificare le due etnie. Tutto questo è
fortemente congetturale in quanto le uniche testimonianze che
abbiamo provengono proprio da lui, e da suoi discendenti. Nel 1808
una nave riusci a scoprire l’isola scovado i rifugiati, che vennero
trasferiti in una delle zone nei pressi dell’Australia orientale.
Alcuni anni più tardi alcune famiglie, nostalgiche di quella che era
ormai diventata la loro patria, fecero ritorno sull’isola dando vita
ad una comunità tutt’oggi esistente.
Ancora oggi sull’isola vivono i pronipoti degli ammutinati, alcuni
dei quali parlano il dialetto inglese del XIX secolo. Pezzi del
Bounty sono ancora ricercati dai collezionisti e sono presenti in
numerosi musei.