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Sulle imbarcazioni

   
   
 

Author Alessio Floris


About:
Vendere o comprare barche d'occasione è come andare per mare: tutto deve essere chiaro e ben visibile. Più di venticinque anni di esperienza nel settore della vendita imbarcazioni mi hanno confermato che solo la trasparenza può garantire la felice conclusione di una compravendita.
  Alessio FlorisMi occupo di vendita imbarcazioni con passione e chiarezza, una chiacchierata e un parere possono essere d'aiuto subito e allo stesso tempo mettere le basi di una futura collaborazione. Mi sono occupato in questi anni di tutti gli aspetti della vendita imbarcazioni raggiungendo un conoscenza completa del settore, sia si tratti di imbarcazioni a vela che di imbarcazioni a motore.
  Un consiglio: prova la vita di bordo prima di comprare una barca puoi  se vuoi noleggiarla insieme alla tua famiglia o ai tuoi amici.
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L'America's Cup          Palmares con foto

L'America's Cup è il più famoso trofeo nello sport della vela, nonché il più antico trofeo sportivo del mondo per cui si compete tuttora.
La coppa, una brocca d'argento, viene assegnata al vincitore di un incontro al meglio di nove regate, tra due yacht di due nazioni differenti, uno rappresenta lo yacht club che detiene la coppa, e l'altro uno yacht club che sfida i detentori del trofeo.
La competizione ebbe origine il 22 agosto 1851 quando lo schooner America, di proprietà del New York Yacht Club sfidò 14 imbarcazioni che rappresentavano il Royal Yacht Squadron britannico, in un percorso attorno all'Isola di Wight. America vinse con 20 minuti di distacco, aggiudicandosi la coppa che era stata messa in palio per celebrare la prima esposizione universale di Londra. La coppa si chiamava "Coppa delle cento ghinee" (tanto infatti era costata), ma dopo la vittoria gli americani la ribattezzarono dandogli il nome attuale.
Punti da questo duro colpo a quella che veniva percepita come l'invincibile potenza marina del Regno Unito, una serie di "sindacati" britannici cercò di rivincere la coppa. Il New York Yacht Club riuscì però a rimanere imbattuto per 25 sfide nell'arco di 132 anni, la più lunga serie vincente nella storia dello sport. Le regate si tennero nelle vicinanze del porto di New York fino al 1930, quindi si spostarono al largo di Newport (Rhode Island) per il resto del periodo in cui il NYYC detenne il trofeo.
Uno degli sfidanti più famosi e determinati fu il Barone del Tè (di origine irlandese ma scozzese per nascita), Sir Thomas Lipton, che organizzò cinque sfide tra il 1899 e il 1930, tutte con yacht chiamati Shamrock. Uno dei motivi di Lipton per portare così tante sfide fu la pubblicità che queste generavano per la sua compagnia, anche se la prima fu fatta in seguito a una richiesta personale del principe di Galles, che sperava così di porre rimedio al rancore transatlantico generato dalle polemiche di uno sfidante precedente. Lipton si stava preparando alla sua sesta sfida, quando morì nel 1931. Gli yacht di quell'era erano enormi per gli standard moderni, e con poche restrizioni sulla progettazione.

Gli americani perdono la coppa
Dopo la seconda guerra mondiale venne introdotta la classe 12 metri. L'imbattibilità del NYYC continuò per altre otto difese del trofeo, dal 1958 al 1980. Alan Bond, uno stravagante e a volte disonesto uomo d'affari australiano portò tre sfide per la coppa dal 1974 al 1980. Si ripresentò nel 1983 con una chiave inglese dorata, che sostenne avrebbe usato per togliere la coppa dalla sua sede e portarsela a casa.
Nel 1983 ci furono sei sindacati che avanzarono una sfida per la coppa. Allo scopo di stabilire chi sarebbe stato il vero sfidante, si tennero una serie di regate eliminatorie, per le quali venne istituita come premio la Louis Vuitton Cup. A questa edizione risale anche la prima partecipazione di una barca italiana, Azzurra, schierata dallo Yacht Club Costa Smeralda. Azzurra, guidata dallo skipper Cino Ricci e dal timoniere Mauro Pelaschier, si classificò terza tra gli sfidanti, ma soprattutto fece conoscere al grosso del pubblico italiano l'esistenza di questa competizione. Nel torneo degli sfidanti, il sindacato di Bond vinse facilmente. Quindi con lo yacht Australia II, in rappresentanza del "Perth Yacht Club", progettato da Ben Lexcen e condotto da John Bertrand, gli australiani vinsero l'America's Cup in sette regate, col punteggio di 4-3, spezzando l'imbattibilità statunitense, durata 132 anni.
Lo skipper sconfitto, Dennis Conner, si riprese la coppa quattro anni dopo, con lo yacht Stars and Stripes, in rappresentanza del "San Diego Yacht Club", ma dovette battere la concorrenza di altri 13 sfidanti. Il sindacato di Bond perse invece l'eliminatoria dei difensori e non gareggiò nella finale. In questa edizione del 1987, le barche italiane sono due. Azzurra, che arriverà undicesima su tredici sfidanti, e Italia che farà qualcosina meglio giungendo settima.
La tecnologia giocava ormai un ruolo sempre più importante nella progettazione delle imbarcazioni. Il vincitore del 1983, Australia II, aveva presentato una innovativo e controverso bulbo dotato di alette, mentre la barca neozelandese che Conner sconfisse nella finale della Louis Vuitton Cup a Fremantle, fu il primo 12 metri con uno scafo in fibra di vetro invece che in alluminio. Il sindacato neozelandese dovette respingere le sfide legali della squadra di Conner, che richiedevano il prelievo di campioni dallo scafo in plastica (il che prevedeva l'apertura di fori nello stesso) per dimostrare che rispettasse la specifiche della classe.
Nel 1988 un sindacato neozelandese, guidato dal banchiere Michael Fay, presentò a sorpresa una sfida con "grosse barche", che faceva ritorno al regolamento originale della coppa. Non volendo essere battuto, il sindacato di Conner fabbricò una nuova Stars and Stripes, un piccolo catamarano, che surclasso gli sfidanti. Il conflitto si inasprì e approdò nelle corti di giustizia, che alla fine confermarono che il San Diego Yacht Club poteva tenersi la coppa.
La classe America's Cup
Sulla scia della sfida del 1988, venne introdotta la International America's Cup Class (IACC). Questa rimpiazzò i 12 metri che erano stati usati fin dal 1958. Questa nuova classe, che gareggiò per la prima volta nel 1992, è quella in uso tutt'oggi.
Nel 1992, America3, messa in acqua dal miliardario Bill Koch e condotta dalla leggenda della vela Harry "Buddy" Melges, sconfisse lo sfidante italiano Il Moro di Venezia, di proprietà del miliardario Raul Gardini.
Nel 1995, Michael Fay e il suo sindacato Team New Zealand, in rappresentanza del New Zealand Yacht Squadron, con al timone Russell Coutts, vinse prima la gara degli sfidanti con NZL 32, soprannominata Black Magic a causa del colore nero dello scafo e della sua sconcertante velocità, e in seguitò sconfisse Young America, sempre con Dennis Conner al timone, portandosi a casa la coppa con un netto 5-0.
Nel marzo 1997, una persona si introdusse nella sede del Royal New Zealand Yacht Squadron danneggiando l'America's Cup con un martello. L'assalitore, un delinquentello recidivo, sostenne che l'attacco aveva motivazioni politiche, ma ciò non gli evitò la galera. Il danno causato era così grave che si temette che la coppa fosse irreparabile. La casa argentiera londinese Garrards, che aveva originariamente fabbricato la coppa nel 1848, riuscì in tre mesi di faticosissimo lavoro a riportare la coppa alle condizioni originali. Non si fece pagare semplicemente perché era l'America's Cup.
Ad Auckland nel 1999-2000, Team New Zealand, guidato da Peter Blake, e nuovamente timonata da Russell Coutts, sconfisse lo sfidante italiano Prada Challenge e la sua barca Luna Rossa dello Yacht Club Punta Ala. Gli italiani avevano in precedenza battuto il sindacato America One, del St Francis Yacht Club, nella finale della Louis Vuitton Cup.
L'America's Cup va in Svizzera
La Louis Vuitton Cup del 2002-2003, disputata ad Auckland, Nuova Zelanda, vide nove barche da sei nazioni diverse disputare 120 regate in cinque mesi per selezionare lo sfidante per l'America's Cup.

Il 19 gennaio 2003 lo sfidante svizzero Ernesto Bertarelli, con la sua Alinghi, timonata da Russell Coutts, vinse la finale della Louis Vuitton Cup sconfiggendo lo sfidante americano, Oracle BMW Racing di Larry Ellison, con il punteggio di 4-1. È curioso notare che la Svizzera è una nazione che non ha sbocco al mare.
Il 15 febbraio 2003, iniziò la finale vera e propria. Con una brezza tesa, Alinghi vinse facilmente la prima regata, dopo che New Zealand si ritirò a causa di diverse rotture alle manovre e nel pozzetto, che le fecero imbarcare grosse quantità di acqua. La seconda regata, il 16 febbraio 2003, venne vinta da Alinghi con un vantaggio di soli sette secondi. Fu una delle regate più combattute ed eccitanti da molti anni a quella parte, con le barche che si scambiarono al comando diverse volte e un duello di 33 virate nel quinto bordo. Quindi il 18 febbraio, in gara 3, Alinghi vinse una partenza critica, dopo aver ricevuto all'ultimo momento un avvertimento sul cambio di direzione del vento, e condusse per tutta la gara, vincendo con un margine di 23 secondi. Dopo nove giorni senza la possibilità di regatare, inizialmente a causa della mancanza di vento, e successivamente per il troppo vento e il mare grosso, si arrivò al 28 febbraio, inizialmente previsto come giorno di riposo. La gara 4 venne nuovamente disputata con vento sostenuto e onde, e le difficoltà di New Zealand continuarono, quando il suo albero si spezzò durante il terzo bordo. Il giorno successivo (1 marzo 2003), fu ancora una volta un giorno di frustrante bonaccia, con la gara annullata dopo che le imbarcazioni avevano passato più di due ore in attesa del via con vento leggero. Lo skipper di Alinghi, Russell Coutts, non fu in grado di festeggiare il suo 41° compleanno con la vittoria della coppa, ma era in buona posizione per riuscirvi il 2 marzo. Gara 5 partì in orario e con una buona brezza. Alinghi vinse ancora una volta la partenza e si tenne in testa. Nel terzo bordo, New Zealand ruppe un tangone dello spinnaker durante una manovra. Anche se lo gettò a mare e lo sostituì con uno nuovo, non fu in grado di recuperare, perdendo la gara e la coppa.

La vittoria di Alinghi significò per Coutts, che in precedenza aveva regatato per la Nuova Zelanda, la vittoria in tutte e 14 le ultime regate dell'America's Cup alle quali aveva preso parte come skipper. Significò inoltre che aveva vinto il trofeo due volte come sfidante e una come difensore. Coutts non era l'unico neozelandese a regatare per sindacati stranieri nelle regate del 2002-2003. La sola Alinghi aveva quattro neozelandesi nell'equipaggio. Chris Dickson, skipper di Oracle BMW, era anch'egli neozelandese, ed era stato coinvolto in una precedente sfida neozelandese per l'America's Cup. Qualunque fosse stato il risultato della finale della Louis Vuitton Cup e della America's Cup, era certo che lo skipper vincente sarebbe stato un neozelandese.
La squadra di Alinghi difenderà l'America's Cup nel 2007, secondo l'annuncio fatto dopo la sua vittoria. Non disponendo la Svizzera di un luogo adatto ad ospitare la sfida, è stato annunciato il 27 novembre 2003 che questa si svolgerà in Spagna, a Valencia.

 

                         

   
   
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